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   KOLLETTIVO
   manifesto

Noi non celebriamo la forza.
La smascheriamo. Dichiariamo fragile l’essere umano.

Fragile il corpo.
Fragile la memoria. Fragile l’identità.
Fragile l’arte.

Rifiutiamo l’estetica dell’invincibilità.
Rifiutiamo la perfezione come misura del valore.
Rifiutiamo l’opera che nasconde le sue ferite. La crepa non è un difetto:
è un varco.

Siamo un collettivo nato non dall’accordo,
ma dall’attrito.

Non cerchiamo un linguaggio unico.
Cerchiamo un punto di rottura comune. 

Ci unisce una consapevolezza: la fragilità non è un incidente della condizione umana.


È la sua struttura.

In un tempo che impone efficienza,
noi pratichiamo l’inciampo.

In un tempo che pretende chiarezza,
noi abitiamo l’ambiguità.
In un tempo che costruisce immagini intatte,
noi mostriamo le cuciture.

La nostra arte non consola.
Non rassicura.
Non offre eroi. Espone.

Espone il dubbio come materia.
Espone l’errore come gesto.


Espone la vulnerabilità come forma.
Lavoriamo sull’instabilità, sull’incompiuto, sulla trasformazione.


Accettiamo il rischio del fallimento come parte dell’opera.

Accettiamo che l’opera possa cedere, cambiare, contraddirsi.

Non idealizziamo la fragilità.
Non la romantizziamo.
La attraversiamo.

La fragilità è tremore prima della parola.
È pelle che sente troppo.


È identità che non si chiude.
È coscienza del limite.

Ed è proprio nel limite che accade qualcosa. Ci prendiamo sul serio?

Ci prendiamo sul serio abbastanza da esporci.


Abbastanza da firmare questo manifesto.


Abbastanza da non nasconderci dietro l’ironia.

Ma non così tanto da trasformare le nostre idee in dogmi.


 

Ogni dichiarazione è una crepa.
Ogni manifesto è provvisorio.

Noi non promettiamo solidità.
Promettiamo presenza.
Non promettiamo verità.
Promettiamo tensione.
Non promettiamo forza.
Promettiamo fragilità condivisa.

 

Se l’essere umano è fragile,
allora anche l’arte deve esserlo.
E in questa fragilità —
che vibra, che si incrina, che resiste —
noi esistiamo.

© 2026 by Fabiana Borrata & Marika Ferraro 

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